guerre puniche riassunto pdf

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0000003079 00000 n In seguito a queste vittorie i Romani avevano dato vita a una complessa e articolata organizzazione statale. Annibale dimostrò sin da subito di possedere un carattere completamente diverso da quello di Asdrubale. Scopri date, protagonisti, cause ed effetti delle battaglie che cambiarono la storia antica La crisi della Repubblica. Complimenti in ogni caso per il sito, veramente di grandissima qualità. Le operazioni romane furono tuttavia frustrate dall’efficace difesa offerta dai Siracusani, guidata in questo caso dal famoso matematico Archimede, e la città capitolò solo alla fine del 212 a.C. grazie a un tradimento. 0000007568 00000 n Alla “linea dura” di Catone si opponeva infatti quella di Scipione Nasica, cugino dell’Africano, il quale sosteneva convintamente la necessità di mantenere in vita l’antica rivale. Catulo accettò di buon grado le proposte cartaginesi e offrì condizioni piuttosto miti: Cartagine doveva abbandonare la Sicilia, mantenere la pace con Siracusa e i suoi alleati, restituire senza riscatto i prigionieri romani e pagare un tributo di 2.200 talenti euboici in vent’anni.Le condizioni di Catulo, che per diventare “ufficiali” dovevano ottenere l’approvazione del popolo, furono tuttavia respinte dai comizi centuriati, i quali imposero ai Cartaginesi clausole più dure che prevedevano l’abbandono, oltre che della Sicilia, anche di tutte le isole comprese tra essa e l’Italia, l’aumento dell’ammontare del tributo di altri mille talenti e il dimezzamento dei termini del suo pagamento, portati ora a dieci anni.Amilcare, seppur frustrato per l’imposizione di queste nuove condizioni, accettò senza protestare e così fece, di lì a poco, il sinedrio cartaginese: aveva così fine la prima guerra punica. 0000005895 00000 n Percorso didattico per la scuola primaria sulle guerre puniche in 5 pagine in formato word (quindi modificabili a proprio piacere). 0000009526 00000 n Il console Scipione, inviato dal Senato in Provenza per arrestare la marcia del Cartaginese, fatto precipitosamente ritorno in Italia affrontò Annibale presso il fiume Ticino, ma in uno scontro che vide impegnate le cavallerie dei due eserciti, riportò una severa sconfitta e decise di ritirare le sue truppe presso Piacenza. Quest’ultima richiesta - una vera e propria estorsione - era tuttavia impossibile da soddisfare e, di fronte al rifiuto del sinedrio di accondiscendere alle loro richieste i due capi mercenari, Spendio e Mato, diedero “il via ufficiale” alle ostilità facendo prigioniero Gisgone, il comandante inviato da Cartagine a trattare con i mercenari.La ribellione, inizialmente circoscritta ai soli mercenari, si propagò rapidamente anche tra i sudditi africani di Cartagine (i Libici), esasperati dagli ingenti tributi imposti dalla città negli ultimi anni del conflitto con Roma. Moneta raffigurante Massinissa, re di Numdia. Da quel momento in avanti ogni espressione di malcontento e ogni infrazione dei patti siglati, anche se pienamente giustificata dalle situazioni contingenti, fu punita con severità. Le guerre puniche: riassunto. Obiettivo di Amilcare era quello di preparare una guerra di rivincita sui Romani. 7 Secondo la tradizione, Catone era solito concludere ogni suo intervento in Senato con la significativa espressione, poi diventata proverbiale, “ceterum censeo Carthaginem esse delendam”, ossia “ritengo inoltre che Cartagine debba essere distrutta”. Siamo fieri di condividere tutti i contenuti di questo sito, eccetto dove diversamente specificato, sotto licenza, Videolezione "Le cause della Prima Guerra Mondiale", Credo esistano alcuni studi (forse di Marta Sordi) che mettono in forte dubbio l'esistenza dei celeberrimi "corvi". Le guerre puniche. 0000002792 00000 n Massimiliano Cirulli – I popoli del Mediterraneo e le guerre tra Roma e Cartagine 3 grafici atti a facilitare la lettura del testo e la comprensione dei nuovi elementi introdotti. William Turner, Tempesta di neve: Annibale e il suo esercito attraversano le Alpi (1812). Flaminio, di temperamento particolarmente bellicoso, si mise allora ad inseguire i nemici, ma fu così attirato da Annibale in una trappola mortale presso il lago Trasimeno. 0000002931 00000 n 0000104736 00000 n Affinché questo piano si realizzasse era necessario, per prima cosa, eliminare - se non fisicamente, quantomeno “politicamente” - Cartagine, riducendola allo stato di potenza di secondo ordine. Da una parte diversi senatori si mostravano scettici sulla possibilità di intervenire in Sicilia, essenzialmente perché non sussistevano ragioni valide per aiutare i Mamertini (non legati a Roma da alcun patto d’alleanza). Quel che è certo è che la sottrazione della Sardegna aprì una profonda ferita nell’orgoglio cartaginese, dando avvio a una serie di eventi destinati a sfociare, anche se a distanza di quasi vent’anni, in un nuovo, terribile conflitto tra le due potenze. Uno degli ambasciatori provocò allora apertamente la regina prospettando un intervento armato da parte di Roma, e a questa minaccia Teuta rispose facendo uccidere lo stesso ambasciatore.Quest’ultimo atto offri al Senato il pretesto per intervenire. Il controllo sulle popolazioni sottomesse era esercitato o attraverso la fondazione, in posizioni strategiche, di colonie di cittadini romani, o mediante la stipula di trattati di alleanza unilaterali (foedera) con i popoli italici; questi ultimi garantivano alle “nazioni” sconfitte ampia autonomia interna, ma richiedevano in cambio il pagamento di una tassa militare (tributum) e l’invio costante di contingenti armati. sulla I guerra punica ad uso degli studenti di liceo (fine del I o inizio II anno) A testimonianza di questa ripresa i Cartaginesi si erano addirittura offerti, nel 191 a.C., di versare ai Romani tutto il tributo ancora da pagare in una sola soluzione (offerta comunque rifiutata dal Senato). Nel 241 a.C. la classe dei proprietari terrieri, guidata da Annone, aveva avuto un peso decisivo nel convincere il sinedrio cartaginese a concludere finalmente il lungo conflitto con Roma. Quest’ultimo, giunto a Cartagine, procedette a una profonda riorganizzazione dell’esercito punico e l’anno successivo (255 a.C.) inferse a Regolo una pesantissima sconfitta (battaglia di Tunisi) che costrinse i Romani ad abbandonare ogni velleità di continuare la guerra in Africa. Come già avvenuto in altre condizioni di estrema gravità, i Romani nominarono allora un dittatore, ovvero un magistrato eccezionale che per sei mesi deteneva un potere assoluto all’interno della città. I mercenari, non potendo evidentemente far ritorno in Africa - dove la situazione volgeva ormai in favore dei Cartaginesi - si rivolsero allora, per la seconda volta, ai Romani, chiedendo il loro aiuto per impadronirsi nuovamente dell’isola. Teatro delle operazioni nella guerra dei mercenari. L'episodio che determinò l'inizio delle guerre puniche fu dato allo sbarco dei Romani in Sicilia nel 264 a.C. Essi giunsero sull'isola poiché il loro aiuto era stato chiesto dai Mamertini, soldati mercenari campani che avevano occupato Messina e vi avevano costituito uno stato autonomo. Nel corso del suo lungo regno (201-148 a.C.) il re era riuscito a fare della Numidia un potente regno, favorendo lo sviluppo urbano, importando le più avanzate tecniche agricole e trasformando un popolo tradizionalmente nomade in una società stanziale. Riassunto della prima guerra punica, combattuta da Roma contro la potentissima Cartagine che,dopo aver conquistato larghi territori sulle coste africane, in Sicilia, in Sardegna ed in Spagna, mirava al predominio nel Mediterraneo.Le guerre puniche durarono 22 anni e si conclusero con la vittoria di Roma che può finalmente chiamare il Mediterraneo “ Mare Nostrum”. A turbare i Cartaginesi erano però i rapporti con il vicino regno di Numidia. Quindi si mosse ad assediare Tunisi, ultima roccaforte in mano ai mercenari ribelli. Nonostante la florida ripresa economica Cartagine non poteva infatti rappresentare una seria minaccia al dominio di Roma sul Mediterraneo. L’eliminazione di Cartagine non si sarebbe ottenuta, tuttavia, con la semplice sconfitta di Annibale sul suolo italico; essa doveva passare necessariamente da un’invasione del territorio africano. 0000016412 00000 n Dal 248 a.C. i Romani si concentrarono allora esclusivamente sulle operazioni terrestri, cercando di portare a termine l’assedio di Lilybaeum, ma le loro azioni furono costantemente frustrate dal comandante cartaginese Amilcare Barca, asserragliato sul monte Erice con le ultime truppe cartaginesi.I lunghi anni di guerra avevano nel frattempo minato profondamente le risorse economiche delle due città. 0000003584 00000 n La guerra era finita 2. 0000032317 00000 n 0000130747 00000 n Ascesa e caduta di un’antica civiltà, Milano, Mondadori, 2011. Annibale ritrova il capo del fratello Asdrubale (affresco di Giambattista Tiepolo, 1725-1730). I mercenari inviarono quindi una richiesta di aiuto ai Romani.A Roma la questione fu a lungo dibattuta dal Senato. Scipione era in effetti una personalità anomala nel panorama politico romano. Una volta terminata quest’opera Scipione lanciò una serie di attacchi combinati, portando la guerra tra le stesse strade della città fino a quando gli ultimi difensori non si consegnarono nelle sue mani o scelsero la via del suicidio.Cartagine fu completamente distrutta dai Romani, mentre gran parte del suo territorio andò a costituire la nuova provincia d’Africa. Testo latino a fronte in formato elettronico? 0000008916 00000 n 0000131651 00000 n Cartagine era un vero colosso commerciale e le sue navi dominavano il mediterraneo controllando gli scambi in Sicilia, isola strategicamente importante e grande produttrice di grano. Grazie a queste misure e al fatto che diverse comunità del centro-Italia, soprattutto quelle latine, mantennero fede alla loro alleanza, i Romani riuscirono a schierare un numero sufficiente di legioni con cui contrastare l’avanzata dei Cartaginesi.In questa fase ritornò prepotentemente sulla scena Quinto Fabio Massimo il quale, vista legittimata l’accortezza della sua strategia bellica dalla terribile sconfitta di Canne, riuscì a farsi eleggere per due anni di fila al consolato tra il 215 e il 214 a.C. e a garantire la carica al giovane figlio nel 213 a.C. Il rapporto con Cartagine finché Roma si espande nel sud Italia i rapporti con Cartagine sono amichevoli (279 a. C. trattato di pace) le sfere di influenza erano chiaramente individuate e rispettate in Sicilia, dopo il 480 a. C., la zona est rimane greca e quella ovest resta punica Il Barcide era infatti convinto che se fosse riuscito a infliggere ai Romani delle pesanti sconfitte in Italia, i socii avrebbero via via abbandonato l’alleanza con la città egemone, privando in questo modo Roma delle sue risorse belliche e costringendola a capitolare. La guerra aveva ormai preso un indirizzo favorevole ai Romani: Annibale, costretto nell’estrema punta meridionale della Calabria, non poteva più sperare di ricevere rinforzi né dalla Spagna né tantomeno da Cartagine, visto il costante pattugliamento della flotta romana. Nel 264 a.C., con lo scoppio della prima guerra punica, ha inizio un’importantissima fase della storia di Roma, che prende oggi il nome di imperialismo romano. 0000014298 00000 n Le guerre puniche furono tre guerre combattute fra Roma e Cartagine tra il III e II secolo a.C., che si risolsero con la totale supremazia di Roma sul mar Mediterraneo; supremazia diretta nella parte occidentale e controllo per mezzo di regni a sovranità limitata nell'Egeo e nel mar Nero.Sono conosciute come puniche in quanto i romani chiamavano punici i Cartaginesi. Cartagine tuttavia, già attraversata da una profonda crisi economica aggravata ora dalla necessità di versare a Roma i tributi previsti dal trattato di pace, non era in possesso delle somme richieste.In un primo momento il Consiglio degli Anziani cercò di placare gli animi dei mercenari versando a ciascuno di essi uno statere d’oro e facendoli raggruppare nella città di Sicca, posta a ben 200 km di distanza da Cartagine. Busto di marmo ritrovato a Capua e attribuito ad Annibale, L’inarrestabile marcia di Annibale (218-216 a.C.). parte seconda di Maria Paola Viale. Nel 264 a.C. il comandante siracusano Gerone riuscì tuttavia a infliggere ai Mamertini una pesante sconfitta presso il fiume Longano. In quel periodo (265 a.C.) Roma è ancora una potenza italica. Roma vinse la prima guerra punica con la vittoria vicino alle isole Egadi, nel mare della Sicilia. 1383 59 Il sentimento anti-romano si estese ben presto anche al di fuori dei confini della penisola. Attraversati i Pirenei e giunto in Provenza, Annibale riuscì a guadare, seppur con difficoltà, il fiume Rodano, eludendo la presenza dell’esercito romano inviato a contrastarlo. Come prima mossa il Barcide, grazie a un nuovo stratagemma, attirò i mercenari in una gola (gola della Sega), e dopo aver imprigionato i loro capi - che si erano recati da lui per trattare le condizioni della resa - li massacrò dal primo all’ultimo uomo. Cartagine, Massinissa e lo scoppio della guerra (151-149 a.C.). Prima delle guerre puniche ci furono alcuni trattati: 509 a.c.: con cartagine 348 a.c.: prima delle guerre 279 a.c.: in occasione della guerra contro taranto e pirro: sancisce che i romani non possono intromettersi nella sicilia e che i cartaginesi non possono intromettersi in italia. Nel 209 a.C. s’impadronì, con una mossa a sorpresa, di Nova Carthago, mentre l’anno successivo (208 a.C.), nei pressi di Baecula, inflisse ad Asdrubale una severa sconfitta. Aveva così inizio il secondo conflitto punico. Nonostante la schiacciante vittoria riportata a Canne, Annibale, seppur pressato dai suoi generali, si rifiutò di marciare su Roma, che egli considerava probabilmente inespugnabile a causa delle forti mura “serviane” 5, e preferì piuttosto rimanere nel sud Italia a fomentare la rivolta dei socii italici. startxref 0000012578 00000 n Alla morte di quest’ultimo (289 a.C.) i Mamertini si erano impadroniti con la forza della città di Messana (Messina), e negli anni seguenti avevano utilizzato questa città come base per compiere continue scorrerie in tutta la Sicilia nord-orientale. Grandissimo ammiratore di Annibale, che considerava un genio e un modello da imitare, Scipione aveva trascorso gli anni in Spagna cercando di ammodernare l’esercito romano, in particolare tentando di dotare la fanteria legionaria di una maggiore flessibilità che le permettesse di cambiare rapidamente formazione nel corso della battaglia. 0000006956 00000 n 0000010214 00000 n Grazie agli insegnamenti del padre, Annibale aveva ormai compreso che la forza vitale di Roma risiedeva nell’enorme bacino di reclutamento offerto dalla confederazione degli alleati italici. Qui il governo punico, spaventato dalla minaccia così vicina, cominciò con difficoltà a versare le prime rate dello stipendio, ma questo atto fu percepito dai mercenari come segno di estrema debolezza. E naturalmente con le città greche del Sud Italia. Il trattato dell’Ebro, Sagunto e lo scoppio della seconda guerra punica (226-219 a.C.). All’inizio del 215 a.C. venne inoltre a mancare Gerone di Siracusa, che dal 263 a.C. aveva sempre mantenuto fede alla sua alleanza con Roma e il trono passò al nipote Ieronimo il quale dimostrò da subito di nutrire sentimenti filo-cartaginesi. Diventata ormai padrona assoluta del Mediterraneo occidentale, la città era convinta di aver superato il test più importante nella corsa verso l’acquisizione del dominio universale. In un’occasione, nel 279 a.C., le due potenze erano addirittura arrivate a siglare un trattato di alleanza militare per respingere la minaccia rappresentata da Pirro, il re dei Molossi chiamato in Italia da Taranto per fronteggiare i Romani, il quale nel 278 a.C. aveva esteso le sue ambizioni di conquista anche su quella parte della Sicilia controllata dai cartaginesi.Al di là di queste premesse, è comunque importante sottolineare che nel 272 a.C. le due città, seppur ancora in rapporti cordiali e amichevoli, stavano ormai entrando in rotta di collisione a causa delle reciproche ambizioni espansionistiche: da una parte Roma, conquistata ormai l’egemonia sulla parte meridionale della penisola italica, cominciava a guardare con sempre più interesse alla possibilità di espandersi anche in Sicilia - una delle regioni più ricche del Mediterraneo -, dall’altra Cartagine, consapevole dell’ambizione dei Romani, era decisa ad anticipare le loro mosse e a completare la conquista dell’isola, verosimilmente con l’obiettivo, in un secondo momento, di estendere a sua volta le proprie mire espansionistiche sull’Italia meridionale. Le Guerre Puniche Le Guerre Puniche (264-146 a.C.) Tra il III e il II secolo a.C. Roma combatte contro Cartagine tre guerre per controllare i commerci nel Mar Mediterraneo. Colti completamente alla sprovvista e pressati anche ai fianchi dai terribili attacchi della cavalleria numidica, i Romani subirono un’altra, pesantissima sconfitta: solo un manipolo di legionari riuscì a sfondare centralmente le linee cartaginesi e a trovare riparo a Piacenza. 0000039547 00000 n Famosa è diventata l’espressione utilizzata da Tito Livio, che nel commentare l’indecisione del Senato afferma laconicamente: “dum ea Romani parant consultantque, iam Saguntum summa vi oppugnabatur”, ossia “mentre a Roma si discuteva, a Sagunto già si combatteva violentemente”. Fatti nascondere i suoi sulle colline a nord del lago, il Barcide li lanciò all’attacco non appena all’orizzonte fece la sua comparsa la colonna dell’esercito romano. Nonostante questa ingerenza, per i successivi cinque anni la situazione tra le due potenze rimase sostanzialmente tranquilla, con i Romani completamente assorbiti dalla guerra gallica e i Cartaginesi impegnati a consolidare il loro dominio sui territori di recente conquista.A scompaginare in modo definitivo gli equilibri fu, alla fine del 221 a.C., la morte di Asdrubale, ucciso, pare, da uno schiavo: le armate cartaginesi in Spagna elessero all’unanimità come nuovo comandante Annibale Barca, il figlio di Amilcare. La diffusione della cultura ellenistica (molti artisti greci si stabilirono a Roma mentre i ricchi romani trascorrevano sempre più tempo in Grecia e in Oriente) mandò in crisi i valori della moralità romana. A determinare la sconfitta di Cartagine nella seconda guerra punica contribuirono diversi fattori, ma quello che ebbe maggior peso fu senza dubbio la lealtà mostrata dagli alleati latini e in parte da quelli italici verso Roma. Se quest’ultimo si era mostrato incline a rafforzare la potenza cartaginese mediante l’uso della diplomazia, Annibale aveva invece ereditato dal padre il carattere bellicoso e soprattutto un odio inveterato per i Romani 3. Il sinedrio rifiutò categoricamente ogni condizione e all’ambasciatore romano che li invitava a scegliere allora se volessero la pace o la guerra con Roma i membri del consiglio risposero vigorosamente che sceglievano la guerra. Prime operazioni romane in Sicilia (264-262 a.C.). Dotato di un grande carisma personale, Scipione incarnava perfettamente gli ideali di una nuova generazione di nobili romani che, educati ormai alla cultura greca, si ponevano al di fuori degli schemi tradizionali imposti a Roma dal mos maiorum, mostrando una più decisa inclinazione verso l’instaurazione di un vero e proprio “culto” della singola persona. 0000013840 00000 n 0000001526 00000 n 0000000016 00000 n Nel frattempo il giovane Scipione continuava con la sua campagna di conquista della penisola iberica. Più difficoltà furono invece riscontrate da Roma nella sottomissione dell’Italia settentrionale (dove le ultime tribù dei Galli e i Liguri opposero una tenace resistenza) e soprattutto nella conquista della penisola iberica, il cui completo inglobamento nello Stato romano avverrà solo sotto Augusto (guerre cantabriche: 29-19 a.C.).Nel corso delle guerre condotte contro le monarchie ellenistiche (200-167 a.C.) i Romani poterono avvalersi della collaborazione dei Cartaginesi, i quali, come da trattato, fornirono a Roma aiuti economici e militari.Nonostante le terribili condizioni di pace, Cartagine era infatti riuscita in breve tempo a ricostruire gran parte della sua forza economica. Si è già detto che negli anni compresi tra il 237 e il 227 a.C. i Romani non s’interessarono alle operazioni compiute dai Cartaginesi in Spagna, sostanzialmente perché impegnati nel tentativo di consolidare la loro egemonia sulle coste del Tirreno, dell’Adriatico e sulla frontiera settentrionale della penisola italica.Alla fine del 226 a.C., tuttavia, un’ambasciata romana raggiunse la Spagna e stipulò con Asdrubale un trattato, il quale stabiliva che i Cartaginesi non potessero oltrepassare in armi il fiume Ebro.A promuovere l’accordo fu verosimilmente Marsiglia, città greca dedita al commercio e da tempo alleata dei Romani, che guardava con sospetto e preoccupazione al progressivo ampliarsi delle mire espansionistiche cartaginesi sulla penisola iberica, regione nella quale la stessa Marsiglia deteneva diverse colonie. Sull’isola fu inviato un esercito sotto il comando del console Tiberio Sempronio Gracco.Nel frattempo i Cartaginesi, che più o meno nello stesso periodo avevano posto termine alla rivolta dei mercenari e convinti evidentemente di avere ancora ogni diritto sulla Sardegna, si apprestavano a loro volta a inviare un esercito sull’isola. Mappa concettuale sulle guerre puniche: sintesi e riassunto degli eventi che hanno impegnato Roma e Cartagine dal 264 al 146 a.C. Ben presto, tuttavia, i Mamertini si stancarono della presenza dei Cartaginesi che, a loro avviso, stavano cercando di approfittare della situazione per estendere la loro influenza anche sulla parte orientale dell’isola. 9 Il tema del metus hostilis sarà poi ripreso, nella storiografia latina di età tardo-repubblicana, da Sallustio, il quale identificherà proprio nella distruzione di Cartagine e nella scomparsa della minaccia da essa rappresentata l’inizio della decadenza degli antichi costumi che avevano consentito a Roma di diventare la padrona del mondo. Negli anni successivi i Romani inviarono costantemente i propri eserciti oltre il Po, nel tentativo di eliminare una volta per sempre la minaccia dei Galli. Sin dal 509 a.C. le due città, seppur in costante ascesa, avevano infatti intrattenuto rapporti decisamente amichevoli, scanditi dalla stipula di quattro trattati (rispettivamente nel 509, 348, 306, 279 a.C.) che le avevano infine portate a stabilire e riconoscere le rispettive sfere d’influenza: l’Italia per Roma, l’Africa, la Sicilia, la Sardegna e le coste meridionali della Spagna per Cartagine 1. Non è un caso che nel 146 a.C. venisse distrutta, oltre a Cartagine, anche la città greca di Corinto, a testimonianza dell’ormai indiscusso dominio romano sulla Grecia continentale.Ciò nonostante, la tradizione riporta che l’opportunità di distruggere Cartagine fu a lungo dibattuta in Senato. La sua vera forza è quella militare. Barricati all’interno delle loro mura, per ben due anni essi furono in grado di frustrare tutti i tentativi d’assedio dei Romani. Scipione, come già il suo nonno adottivo, una volta tornato in Italia celebrò un grandioso trionfo 8. Il console di quell’anno, Appio Claudio Caudex, attraversato lo stretto con un esercito di due legioni, prese quindi posizione a Messina cacciando la guarnigione cartaginese. È difficile determinare quali furono le ragioni che portarono i Romani alla decisione di distruggere completamente l’antica rivale. Un aiuto insperato venne però a Cartagine dalle potenze internazionali, in particolare Siracusa e Roma, che offrirono alla città punica aiuti di ogni sorta, probabilmente perché timorose di una possibile espansione dell’ondata rivoluzionaria al di fuori dei confini africani.I Cartaginesi decisero a questo punto di assegnare il comando supremo della guerra a uno solo dei due generali al momento attivi sul campo, Annone e Amilcare, i quali, in quanto avversari politici, erano restii a collaborare per dare vita a una strategia comune. 0000131186 00000 n Deciso quindi a riprendere il progetto sognato dal padre - quello di una guerra di rivincita su Roma - Annibale s’impegnò, tra il 221 e il 220 a.C. a sottomettere a Cartagine tutte le popolazioni iberiche situate a sud del fiume Ebro, dimostrando già da questi primi scontri di essere in possesso di uno straordinario genio militare.Le campagne condotte da Annibale finirono per mettere in allarme Sagunto, timorosa, e a ragione, che prima o poi il Barcide avrebbe rotto gli indugi con i Romani lanciando contro di essa un vigoroso attacco. Le guerre tra i Romani e i Cartaginesi dette guerre puniche. 2 La rivolta dei mercenari costituisce lo sfondo storico del celebre romanzo Salammbô di Gustave Flaubert (1862). 0000012752 00000 n Si è sostenuto che l’intervento in Africa fosse diretto, più che a distruggere la città punica, a evitare che essa finisse nelle mani di Massinissa. A capo delle operazioni furono posti i consoli del 256 a.C., Marco Atilio Regolo e Lucio Manlio Vulsone, i quali, sbarcati con facilità sulle coste africane presso capo Bon, ottennero un primo successo sulle armate puniche nella battaglia di Aspis. Negli ultimi anni, tuttavia, tali contatti si erano fatti più complicati a causa dell’intensificarsi delle attività di razzia e brigantaggio compiute da squadroni di pirati illirici. Il fratello più giovane di Annibale, Magone, raccolse le ultime forze cartaginesi in un disperato tentativo di ribaltare le sorti del conflitto, ma a Ilipa, nella Spagna meridionale, Scipione riportò un’altra schiacciante vittoria (206 a.C.) che sancì in modo definitivo la completa estromissione dei Cartaginesi dalla penisola iberica. Tuttavia la fama da lui acquisita nel corso della guerra dei mercenari e il comportamento ambiguo tenuto dai Romani nella “questione sarda” contribuirono ad alterare nuovamente - e questa volta in modo significativo - l’equilibrio politico. Appunto di Storia antica con riassunto della Seconda Guerra Punica raccontana nei suoi punti fondamentali. Le zone d’influenza romana e cartaginese riconosciute implicitamente con il trattato dell’Ebro (226 a.C.). Vita economica, sociale e politica a Cartagine - le attività economiche svolte a Cartagine, l'organizzazione sociale e politica; I rapporti tra Roma e Cartagine - il periodo della pacifica coesistenza tra Roma e Cartagine; La prima guerra punica - le cause della prima guerra punica e il suo svolgimento Cerchi un libro di Le guerre puniche. %%EOF 0000009963 00000 n Alla naturale superiorità delle legioni rispetto alle truppe mercenarie cartaginesi essi potevano ora aggiungere un’indiscussa supremazia sul mare, conquistata proprio a termine della prima guerra punica. In questo triennio egli ebbe quindi modo di dispiegare con continuità la sua strategia bellica. Furono adottati provvedimenti straordinari tra cui l’arruolamento nelle legioni dei ragazzi che non avevano ancora compiuto l’età legale (diciassette anni) e degli stessi schiavi, cui in cambio del servizio veniva offerta la libertà. 0000005158 00000 n Le monarchie ellenistiche che dominavano allora la parte orientale del Mediterraneo - la Macedonia degli Antigonidi, la Siria dei Seleucidi e l’Egitto dei Lagidi o Tolemei - non erano infatti in grado di incutere nei Romani la stessa paura provocata dai Cartaginesi.Nei cinquant’anni successivi alla conclusione della “guerra annibalica” Roma si impegnò quindi in una serie di conflitti che le consegnarono infine la supremazia su tutto il Mediterraneo. Seconda Guerra Punica. Minacciata direttamente dalle legioni romane, Cartagine si vide allora costretta a richiamare Annibale dall’Italia. 0000015302 00000 n Cornelis Cels, Marco Atilio Regolo fa ritorno a Cartagine (1791). La distruzione di Cartagine (149-146 a.C.)L’equilibrio delle forze in campo pendeva naturalmente in favore dei Romani, ma i Cartaginesi riuscirono ad opporre una tenace resistenza. Lo stesso Asdrubale rimase sul campo e la sua testa, raccolta dai consoli come macabro trofeo di guerra, fu portata ad Annibale a testimonianza che ogni tentativo di ricevere rinforzi era ormai illusorio. A questo punto rientrò sulla scena Amilcare Barca, restato fino a quel momento nell’ombra dal suo ritorno dalla Sicilia. 0000015882 00000 n Tra il 237 e il 230 a.C. le legioni furono costantemente impegnate nel difficile tentativo di assicurare il controllo della Sardegna e della Corsica, dove le popolazioni locali offrivano una tenace resistenza alla penetrazione romana.Nel 229 a.C. fu la volta dell’Illiria. Da una parte Roma, seppur padrona ormai di gran parte della Sicilia, non riusciva a sferrare il colpo decisivo alle ultime postazioni ancora in mano ai Cartaginesi, mentre dall’altra gli stessi Punici non possedevano la forza necessaria per lanciare una vigorosa controffensiva.Nel 242 a.C., tuttavia, con un enorme sforzo economico il Senato ordinò la costruzione di una nuova flotta da guerra, finanziata soprattutto grazie alle contribuzioni volontarie dei più ricchi cittadini romani, che si offrirono di anticipare allo Stato le somme necessarie con la promessa di venire poi rimborsati alla conclusione del conflitto.

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